I velocisti reagiscono davvero più velocemente che mai

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I velocisti reagiscono davvero più velocemente che mai

Sembra che i velocisti olimpici maschili e femminili reagiscano più velocemente che mai.  In media infatti partono dai blocchi di partenza solo 130 millisecondi dopo il lancio della pistola.

I velocisti e le partenze

Questo è emerso dai dati raccolti dalla International Association of Athletics Federation per 100, 110, 200, 400 e 440 metri di pista.

Si tratta di un miglioramento del 13% per gli uomini e del 27% per le donne dal 2004.

La partenza si effettua sempre dai blocchi di partenzaI concorrenti si devono posizionare dietro i blocchi di partenza, sistemati dagli stessi atleti a seconda delle loro caratteristiche fisiche, aspettando la chiamata del giudice di partenza (starter) che procederà in tre successivi momenti:

  1. Ai vostri posti: gli atleti si posizionano sui blocchi; l’atleta, per disporsi correttamente, non dovrà né sovrapporsi né tantomeno superare la linea di partenza con le mani o i piedi. Quest’ultima è inclusa nel percorso di gara mentre quella d’arrivo è esclusa; l’atleta ha in questo momento 5 appoggi: tutt’e due le mani, un ginocchio ed entrambi i piedi.
  2. Pronti: gli atleti si sollevano su 4 appoggi (viene sollevato il ginocchio) in posizione di massima tensione ed equilibrio.
  3. Colpo di pistola: gli atleti si proiettano correndo il più velocemente possibile verso il traguardo.

Come misurare i tempi di reazione dei velocisti olimpici

Swiss Timing utilizza sensori di forza nei blocchi di partenza per misurare i tempi di reazione per i velocisti olimpici. Quando viene applicata una certa forza minima dal piede al sensore, l’atleta è determinato a “reagire” alla pistola di partenza. Questa soglia, tuttavia, non è necessariamente mantenuta costante.

“La scelta di questa soglia di forza è un compromesso importante per la qualità delle competizioni atletiche”, scrivono i ricercatori. “Se la soglia di forza è impostata su un valore troppo basso, la minima contrazione potrebbe causare la registrazione di una falsa partenza… Se la soglia di forza è impostata su un valore troppo alto, i velocisti mostrerebbero tempi di reazione irragionevolmente lunghi.”

Continuano a diminuire i tempi di reazione alla partenza, i casi 

Mentre Swiss Timing mantiene segreta la loro soglia di forza di pista e di campo, i ricercatori presentano un forte caso che è stato significativamente ridotto per le donne alle Olimpiadi estive 2012 e poi di nuovo leggermente ridotto per uomini e donne quattro anni più tardi.

La forte diminuzione dei tempi di reazione delle donne nel 2012 per corrispondere a quella degli uomini non può essere spiegata in nessun altro modo, sostengono. Le Olimpiadi del 2016 hanno quindi caratterizzato un improvviso calo dei tempi di reazione per gli uomini dopo oltre un decennio di coerenza. È stato registrato un calo anche per le donne.

La spiegazione

“La diminuzione dei tempi di reazione sia degli uomini che delle donne dopo il 2012 sembra riflettere la messa a punto fine di quelle soglie di forza da Swiss Timing piuttosto che una riduzione del tempo di reazione neuromuscolare acustica degli atleti a causa di un allenamento specializzato” concludono i ricercatori.

Il caso è rafforzato dal fatto che non c’è stata una diminuzione corrispondente nei tempi di fine gara nello stesso periodo. Se i velocisti reagivano più velocemente in media, allora anche i tempi medi di arrivo sarebbero diminuiti, evento che non è accaduto.

Quali sono le ragioni di questi marcati progressi?

Lo studio fornisce ulteriori prove che gli atleti stanno attualmente raggiungendo i limiti biologici dell’umanità.

Quali sono le ragioni di questi marcati progressi? Atleti, allenatori  potrebbero puntare su raffinate tecniche di addestramento alla reazione, maggiore specializzazione e crescita incrementale delle prestazioni umane, ma un team di scienziati dell’Università del Michigan offre una spiegazione più semplice: l’agenzia che misura i tempi di reazione ha alterato i loro standard.

Fonti:
http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0198633