Infortuni legati al freddo: come prevenirli

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Sport invernali
Foto di Athul Roy da Pexels

Nella stagione invernale ci sono più cadute accidentali e traumi… scopriamo perchè.

Non solo la presenza di ghiaccio e neve rende più instabile il terreno facilitando la possibilità di scivolare, ma l’arrivo delle basse temperature ha anche un certo impatto sul nostro apparato locomotore rendendolo più fragile. 

Inoltre, gli sport invernali rappresentano un ulteriore fattore di rischio di incidenti ai quali bisogna prestare particolare attenzione. Abbiamo esaminato gli infortuni più comuni legati al freddo e agli sport invernali intervistando il Professore Federico Grassi, direttore del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale “Maggiore della Carità” di Novara e professore ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore presso l’Università degli studi del Piemonte Orientale.

Cosa cambia nel passaggio dall’estate all’inverno per il nostro apparato locomotore?

Il cambiamento principale è una maggiore inattività dovuta al freddo o al maltempo. Durante la stagione invernale, infatti, abbiamo la tendenza a stare più fermi e a praticare meno attività sportive all’aria aperta. Per chi pratica uno sport a livello amatoriale e in maniera non continuativa, l’inattività della stagione invernale peggiora le performance dell’apparato locomotore, esponendolo maggiormente al rischio di traumi e alle lesioni che ne derivano.

Si può dunque affermare che Il freddo predispone maggiormente a stiramenti e a strappi?

Sì e no. Il movimento dei nostri arti è reso possibile dall’interazione tra muscoli agonisti (che favoriscono il movimento) e muscoli antagonisti (che si oppongono al movimento). Affinché ci sia movimento, è necessario che un muscolo agonista si contragga e il proprio antagonista si rilassi. Ora, con il freddo c’è una maggiore tendenza alla co-contrazione, ovvero alla contemporanea attività di muscoli agonisti e antagonisti. Questo meccanismo peggiora la prestazione del muscolo, rendendo il gesto sportivo meno valido, ma d’altro canto protegge i muscoli da carichi di lavoro massimali e potenzialmente nocivi in ambiente freddo.

Inoltre, il freddo condiziona anche la nostra circolazione periferica vasocostringendola: il sangue tende a distribuirsi negli organi interni piuttosto che nei muscoli degli arti. Pertanto, per migliorare la prestazione del muscolo, favorire l’estensibilità tendinea e l’irrorazione sanguigna del muscolo, è necessario fare un buon riscaldamento muscolare.

Sebbene il freddo contribuisca a indebolire i nostri muscoli, bisogna tuttavia osservare che, da un punto di vista epidemiologico, non c’è necessariamente una maggiore incidenza di stiramenti o strappi muscolari nel periodo invernale.

Ci sono attività motorie che, svolte nella stagione fredda, ci predispongono maggiormente a stiramenti e strappi?

In generale possiamo distinguere tre tipi di lesioni muscolari a seconda dell’entità del danno: 

  • stiramento (senza rottura di fibre muscolari), 
  • lacerazione muscolare parziale 
  • lacerazione muscolare totale (lo “strappo” vero e proprio). 

Tutte quelle attività sportive, per esempio corse e salti, che comportano contrazioni “esplosive” rappresentano un fattore di rischio per strappi e stiramenti. Come già detto, il freddo peggiora l’efficienza muscolare e, se non facciamo un corretto riscaldamento, possiamo andare incontro a strappi e stiramenti.

Bisogna osservare che, oltre alle contrazioni “esplosive”, gli strappi muscolari possono essere favoriti da fattori estrinseci al muscolo (per esempio l’assunzione di determinate medicine, una specifica dieta, o l’età) oppure da fattori intrinseci quali i muscoli biarticolari (per esempio il muscolo gastrocnemio) che sono a monte di due articolazioni e che ricevono maggiori sollecitazioni oppure i muscoli che hanno già subito traumi in passato e che sono pertanto più fragili.

Quali sono i traumi più frequenti legati a ghiaccio e neve, chi ne è colpito maggiormente e che tipo di intervento richiedono?

La presenza di ghiaccio e neve aumenta il rischio di cadute. Quando si cade i soggetti più a rischio sono gli anziani a causa di una reattività neuromuscolare minore e, specialmente nelle donne anziane, anche a causa dell’osteoporosi. Per questa ragione, traumi a bassa energia, che per i soggetti giovani sono perlopiù innocui, possono provocare fratture negli anziani.

Le fratture più frequenti legate a ghiaccio e neve sono diverse e sono condizionate dal meccanismo con cui le sollecitazioni traumatiche agiscono sull’osso. Le lesioni scheletriche possono prodursi con un meccanismo diretto quando si verificano nel punto in cui viene applicata l’energia traumatica (ad esempio a livello del polso nella caduta sulla mano o a livello del collo del femore nella caduta sul fianco) oppure possono manifestarsi a distanza dal punto di impatto (si pensi ad una frattura vertebrale a seguito di una caduta sull’osso sacro) e in questo caso parliamo di meccanismo indiretto. Questi sono esempi di fratture conseguenti a traumi contusivi, ma le fratture possono prodursi anche a seguito di traumi distorsivi, come tipicamente avviene per le fratture malleolari a livello della caviglia.

Oggi la terapia chirurgica delle fratture è molto più usata rispetto al passato per gli arti inferiori, tipicamente per le fratture di femore. Ciò ha un duplice obiettivo. In primo luogo, accelerare molto la riabilitazione. Questo è molto importante per gli anziani per evitare complicanze causate da una degenza a letto prolungata. In secondo luogo, ripristinare una migliore configurazione dello scheletro, con ripercussioni positive sul recupero funzionale dei pazienti.

Anche per le fratture degli arti superiori si eseguono interventi chirurgici di fissazione molto perfezionati, ma rispetto agli arti inferiori il ricorso a tecniche di trattamento incruente, con immobilizzazioni in apparecchi gessati e tutori, è più frequente.

Quali sono i periodi dell’anno in cui si registrano i maggiori infortuni?

Nell’ospedale dove lavoro (l’ospedale “Maggiore della Carità” di Novara, NdR) ci occupiamo prevalentemente di traumatologia del “cittadino comune” più che dello sportivo, garantendo l’assistenza a un grande numero di pazienti anziani. Ci sono due momenti dell’anno particolarmente critici in cui registriamo un aumento di traumi e fratture.

In presenza di ghiaccio in inverno: si verifica un aumento dei traumi che possono essere anche distorsioni articolari oltre che fratture di maggiore o minore gravità.

In presenza di grande caldo: la popolazione anziana tende ad avere con maggiore frequenza dei mancamenti e, cadendo, si procura le classiche fratture da fragilità (collo femore, polso, spalla).

Quali sono i traumi maggiormente associati agli sport invernali e che tipo di intervento richiedono?

I traumi connessi con lo sci alpino sono cosiddetti ad “alta energia”, perché c’è un’energia applicata molto alta al momento dell’incidente. Questi traumi colpiscono una popolazione tendenzialmente più giovane e non anziana. Le ginocchia sono la parte più interessata da lesioni: di solito si tratta di lesioni dei legamenti (per esempio rottura dei legamenti crociati). Tuttavia, anche gli arti superiori risultano spesso lesionati: le parti maggiormente colpite sono l’omero prossimale, il polso e le dita della mano (per effetto dell’azione esercitata dall’impugnatura delle racchette).

Il tipo di terapia richiesta cambia molto a seconda della gravità della lesione e richiede pertanto una valutazione da caso a caso. Le lesioni legamentose non gravi possono essere trattate in modo conservativo (con tutori o con l’uso di bastoni per qualche giorno). Se le lesioni sono più gravi e si vuole riprendere l’attività sportiva è necessario un intervento chirurgico. Gli interventi di riparazione o ricostruzione legamentosa sono fondamentali per i pazienti giovani al fine di assicurare un completo recupero funzionale.

In qualità di specialista dell’ambito ortopedico-traumatologico, esistono comportamenti virtuosi che permettono di evitare gli infortuni legati al freddo o, quantomeno, di diminuirne il rischio?

Per quanto riguarda le lesioni muscolari legate all’attività sportiva in inverno, il modo migliore di prevenirle è di effettuare un buon allenamento, una buona preparazione muscolare (riscaldamento) e, soprattutto, avere consapevolezza dei propri limiti fisici. Non si tratta di sospendere l’attività sportiva, bensì di adattarla alla propria condizione fisica.

Per quanto riguarda le lesioni traumatiche legate a ghiaccio e neve, il consiglio migliore è di evitare di fare camminate lunghe o comunque attività rischiose in presenza di ghiaccio a meno che non sia strettamente necessario. Il comportamento da adottare in presenza di ghiaccio e neve è esattamente come quello per evitare gli infortuni domestici: evitare tutte quelle situazioni che predispongono alla caduta.

Infine, per quanto concerne gli sport invernali, in particolare sci alpino, l’importante è avere il controllo di noi stessi e di chi ci sta attorno, come quando guidiamo la macchina. Oggi abbiamo piste da sci dove si scia ad alta velocità e con stili di sci diversi (dal carving allo sci tradizionale allo snowboard); ci sono dunque rischi maggiori di traiettorie che s’intercettano e impattano fra loro. Forse un giorno si arriverà a una normativa più rigida come quella attualmente vigente per la strada, per il momento l’autodisciplina sulla pista da sci è il comportamento migliore da adottare.

Guglielmo Militello
Guglielmo Militello
Dottore in filosofia e biologia.
Ricercatore pre-dottorale e professore assistente in filosofia della biologia presso l’Università del Paese Basco (Spagna)