Affrontare le sfide, anche sportive, per essere felici. Il racconto dell’ultracycler Paciox tra fatica e soddisfazioni.

Affrontare le sfide, anche sportive, per essere felici. Il racconto dell’ultracycler Paciox tra fatica e soddisfazioni.
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Glielo avevano già detto prima che il Kentucky è il Paese che utilizza i cani per fare la guardia alle proprietà private. Parecchi cani. Ma Michelangelo Pacifico, in arte Paciox, durante una delle gare più dure di ultracycling, negli USA, ha conservato i suoi polpacci “intatti e belli come il sole”, al contrario di altri ultracycler che hanno dovuto fare i conti con la perfetta dentatura dei cani domestici lanciati all’inseguimento.

L’originalità di Paciox è quella di saper mescolare sapientemente letteratura ed esperienza sportiva per affrontare le difficoltà in ogni chilometro.

E il Kentucky è stato il banco di prova per vedere se quel ‘Zanna Bianca’ di Jack London, fosse un vero e proprio trattato di psicologia sui cani o un semplice romanzo.

Non a caso Paciox è uno degli sportivi che unisce pedali, asfalto e filosofia dai quali sa trarre sempre una nuova lezione su se stesso, portandolo a mettersi in discussione e a non perdere lucidità neanche davanti alle difficoltà.

Queste caratteristiche, oltre al suo immancabile sorriso, lo hanno portato lontano. Tanto per dirne una è arrivato undicesimo alla Trans American Bike Race del 2017, nonostante il continuo vento contrario, ruote distrutte e rottura del filo del cambio nei ultimi 400 chilometri, costringendolo ad affrontare le salite con la marcia dura (almeno fino a quando non ha trovato un meccanico).

Da quella competizione: “È cambiata tutta la prospettiva che avevo sia delle gare sia di me stesso. – racconta Paciox – Perché quando fai 330 km al giorno per 21 giorni, farne poi 200 km diventa qualcosa di “normale”. È stato soprattutto un viaggio interiore e quindi è cambiata la conoscenza di me stesso. Non è stata infatti una semplice gara in bicicletta, ma ha permesso di conoscermi meglio e cambiare il mio rapporto con le persone nel quotidiano. Mi sono reso conto che tutte le paure che nelle società sentiamo non sono poi cose così importanti”.

Archiviata la gara del Nord America (e dopo aver partecipato ad altre competizioni con minor chilometraggio) Paciox è pronto alla prossima sfida: l’IncaDivide Race una gara di ultracycling di 1800 km e 31000 metri di dislivello, sulle strade dell’impero Inca che si terrà in Perù, a partire dal primo Luglio con partenza da Trujillo.

Sappiamo che per prepararti alla tua prossima gara in Sudamerica hai partecipato ad un’altra competizione…

Per la gara in Corsica chiamata Corsica Biking Man appena effettuata, sono partito il 29 aprile da Bastia e ho percorso 710 km e 13.000 metri di dislivello.

Il percorso ha tagliato in diagonale tutta la Corsica ed è risalito lungo la costa occidentale.

La  gara è durata circa 36 ore. La mia priorità non era vincere ma fare il meglio possibile senza strafare perché il mio obiettivo principale è l’IncaDivide Race.

Che tipo di alimentazione segui?

Andando tanto in bici mangio il più possibile: una prima colazione verso le 7,30, a metà mattinata faccio una seconda colazione, a pranzo e a cena consumo più carboidrati possibili, anche piattoni di 250 grammi di pasta. Tento di mangiare anche qualche alimento che mi dia sali minerali come l’insalata, la frutta, e consumo poca carne. Assumo le proteine attraverso la frutta secca ed i legumi.

Nelle gare di ultracycling, che durano giorni, come cambia il tuo regime alimentare?

Durante la gara non mangio proteine perché poco digeribili, ma consumo carboidrati, cioè zuccheri che danno energia nella lunga distanza e zuccheri che aiutano nella breve distanza come cioccolato e dolci, in quando in questa disciplina è possibile una digestione più completa rispetto al ciclismo più breve ed intenso.

Sappiamo che il percorso peruviano non sarà solo su asfalto. Che tipo di bici utilizzerai quindi?

Utilizzerò una bici costruita da Bressan su misura con telaio in acciaio e le ruote da 29. Non sarà né una bici da corsa né una mountain bike in quanto le strade in Perù sono sterrate ma non troppo. È una bici da ciclocross, una via di mezzo tra le due. Abbastanza performante, comoda e con dei rapporti che permettono di pedalare sulle pendenze dove l’ossigeno scarseggia.

Sappiamo che negli Stati Uniti hai utilizzato il bite sportivo che ti ha aiutato nella postura nei 21 giorni di gara…

Il bite è stato molto utile per le lunghe distanze, soprattutto quando i muscoli del collo cominciavano a cedere, perché stare tante ore in sella con il casco può essere deleterio per i muscoli di quella zona.

Il bite mi ha permesso di scaricare la tensione, infatti è la mia salvezza. In passato invece mi capitava di fare gare in cui dovevo reggere la testa con la mano e l’altra sul manubrio  perché i muscoli del collo erano ceduti. La testa sembrava una palla da bowling ingovernabile.

Il bite, scaricando la tensione articolare, ha permesso quindi di “salvarmi la testa”.

La Trans American Bike Race è una competizione di ultracycling di 6.775 km che va dall’Oceano Pacifico all’Oceano Atlantico. Paciox ha concluso la gara con una media giornaliera di 329 km impiegando 20 giorni e 18 ore, prima dei 21 giorni previsti.

Ecco l’intervista completa:

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