GEAS: orgoglio tutto al femminile della palla a spicchi

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La realtà femminile di molti sport deve affrontare difficoltà sia economiche, i grandi sponsor prediligono gli sport maschili, che di visibilità. E’ il gatto che si morde la coda: se non diamo risalto alle magnifiche realtà sportive femminili, di cui l’Italia è ricca, difficilmente il pubblico sarà coinvolto e, di conseguenza, difficilmente degli imprenditori vorranno investire su questi movimenti. Noi oggi vogliamo dar voce ad una grande realtà sportiva intervistando la General Manager del GEAS Edy Cavallini.

Il GEAS basket ha lontane origini, era infatti il 1955 quando la squadra di Sesto San Giovanni (MI) ha fatto i suoi primi passi sul parquet.

Oggi milita in A1 ed ha una peculiarità “rosa”: non solo le giocatrici ma tutte le figure chiave (General Manager, Team Manager e Responsabile Tecnico) sono donne!

La sua scelta “coraggiosa” di essere il GM di una squadra femminile da dove nasce?

Nasce dalla lungimiranza del nostro coach Cinzia Zanotti che non è solo un’ allenatrice. E’ un po’ come Ettore Messina nell’Armani Milano, una persona che si occupa a 360° della società  prendendo decisioni che vanno al di là di essere soltanto un coach.

Tra queste ha voluto circondarsi di donne per una squadra femminile , dalla sottoscritta come General Manager all’assistente Martina Gargantini fino alla Team Manager, ex giocatrice Veronica Schieppati

 In una squadra dove la dirigenza è maschile difficilmente ci sono ruoli per donne. Invece  la nostra è una società che vuole dare spazio alle donne.

Quali sono le difficoltà maggiori che riscontrate nel sostenere una squadra di basket femminile?

Fondamentalmente economiche

Tuttora il basket femminile è sostenuto da imprenditori che amano il basket femminile e sostengono il movimento. Ci sono piccole realtà dove i Comuni danno un contributo importante ma noi, nonostante siamo nell’hinterland milanese e potremmo essere sostenute da importanti sponsor, ad oggi abbiamo solo un brand di grande livello, Alllianz, che ci supporta e veniamo aiutate da quel benefattore che entrò nel GEAS  nel 2017/18 per salvarlo dalla bancarotta. Fece un ingresso anonimo, non si è mai saputo chi fosse, per aiutarci ad andare avanti. Da allora si è talmente appassionato che ora è al suo quarto anno e continua ad aiutarci. Senza il suo aiuto noi non potremmo fare la Seria A1.

Quindi ribadisco che la prima vera problematica è economica: anche quest’anno due squadre, Torino e Palermo, hanno dovuto rinunciare al Campionato di A1 per problemi economici nonostante l’avessero conquistato sul campo.

 La seconda problematica è la poca visibilità: non avendo visibilità non abbiamo la possibilità di farci conoscere da altri sponsor. 

La nostra Lega da qualche anno sta facendo un lavoro non indifferente per cercare di dare visibilità attraverso i social e la tv ma è sempre molto poco rispetto a quello di cui avremmo bisogno per farci conoscere e attrarre maggiori sponsor. 

Ricordiamo che questo sport non è fatto di professioniste nonostante siano coinvolte atlete che lavorano tanto quanto i professionisti dell’A1 maschile.

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A livello giovanile il movimento del basket femminile è sul tetto del mondo portando a casa ori, argenti e bronzi nelle principali competizioni mondiali. Ma quanti lo sanno? 

 La Nazionale Senior sta lavorando da almeno 4 anni per portare i risultati che da tempo mancano: ma non è facile. L’italia è anche fisicamente più debole rispetto alle altre nazionali e non è supportata da una cultura dello sport soprattutto in ambito femminile.

Gli obiettivi di quest’anno?

 La pandemia ha stravolto tutto, siamo stati la seconda squadra in ordine di tempo colpita da positività ma  numericamente parlando la più colpita in assoluto: 11 ragazze su 12 hanno contratto il covid. Questo vuol dire che siamo state ferme 35 giorni e quando abbiamo ripreso l’abbiamo dovuto fare con molta gradualità e ancora oggi, a poco meno di un mese dalla ripresa ne stiamo pagando le conseguenze. 

Il covid  ti lascia dei segni sul fisico, non così immediati da recepire ma ci sono: stanchezza e tempi più lunghi di recupero. Contro Sassari, che è stata la prima gara che abbiamo giocato dopo le prime positività, abbiamo potuto schierare solo 6 giocatrici e una di queste si è  seriamente infortunata compromettendo la sua stagione.

Noi però continueremo a lavorare con grande impegno e serietà e  proveremo fino alla fine a raggiungere il miglior posizionamento possibile.

Concludiamo invitando tutti gli sportivi e non, a ricordarsi che non esiste solo il calcio maschile ma è importante supportare l’impegno ed il sacrificio giornaliero di migliaia di ragazze che si dedicano con passione a uno sport. 

In questo caso noi vogliamo supportare il movimento del basket femminile!

Marta Repossi
Marta Repossi
Giornalista